domenica 26 gennaio 2014

Ergo proxy



La fantascienza è un genere con il quale ho uno stranissimo rapporto. La adoro da vedere, ma leggerne o scriverne per me rimane molto difficile. Certo, è un po' un controsenso detto da uno che ha come scrittore preferito Philip K. Dick, ma lui è uno che trascende il genere. Quindi il vedere questa Ergo proxy, che avevo già recensito in maniera molto più professionale su VGNetwork, sarebbe stata un'impresa davvero curiosa data la sottile ambiguità di questa serie, unita al suo sperimentalismo che l'ha resa come una sorta di cult per i molti appassionati.
Però dai, volete mettere con una copertina e una grafica così tamarre e fighe?
Siamo in un futuro prossimo dove gli ultimi umani sopravvissuti a una non ben specificata catastrofe ambientale vivono in delle città volteggianti, chiamate Città Cupola.In esse convivono con degli automi, detti autorave e conducono uno stile di vita che sembra privarli di tutte le emozioni e votarli al più puro consumismo. Grazie a questa peculiarità tutti i cittadini devono rispondere a dei requisiti, che li possono far categorizzare come “cittadini modello” e quindi adibirli ad occupare un posto di rilievo nella normale società. A complicate le cose nella città cupola di Rom-do interviene uno speciale virus detto “cogito” (derivante dalla massima di Cartesio: Cogito ergo sum, penso quindi sono), che infonde la coscienza negli autorave, e la fuga, da un laboratorio di ricerca, di una creatura chiamata Proxy, sulla quale si stavano compiendo degli studi per scoprire il segreto delle cellule Amrita, in grado di dare l’immortalità. 
Re-L Mayer, la nipote del Primo Cittadino di Rom-do, si ritrova a indagare sulle morti causate dal Proxy durante la sua fuga, fino a che proprio l’essere in questione irrompe nella sua casa, spaventandola, e scomparendo subito dopo. Il Dipartimento della Sicurezza vuole insabbiare il tutto, ma la giovane donna è disposta a tutto per scoprire la verità, e le sue indagini la porteranno da Vincent Law, ingenuo cittadino moscovita intorno al quale sembrano aleggiare fin troppi misteri.
Non sono solito scrivere trame così lunghe, ma in questo caso era davvero necessaria per farvi capire come ci si deve approcciare a una serie di questo genere. Perché Ergo proxy è complesso, criptico, ambiguo, bastardo, stronzo, emozionante e coinvolgente come poche altre serie possono vantarsi di essere.
Il che non è un male, il problema è che tutto questo estremismo tematico alla fine finisce per stroppiare. Figuratevi quindi quando volete farvi le classiche maratone da sei episodi alla volta (quando va bene), con l'eventuale rischio che la testa finisca per esplodervi. Ci sono infatti così tanti particolari in questa serie, dalla massima cartesiane che le da il titolo, al fatto che Re-L Donovan assomigli all'attrice de Il gabinetto del dottor Caliegari fino alla citazione dall'Ophelia di John Everett Millais, che in alcuni punti la visione risulta davvero compromessa per le menti meno attente.
Ovvio quindi che l'estrema serietà con cui si prende fa risaltare con maggior enfasi tutti i difetti che caratterizzano l'articolata e filosofica sceneggiatura di Dai Sato, che pur non perdendo mai il proprio misterioso fascino, in alcuni episodi sembra interrompersi per girare a vuoto su se stessa con delle massime filosofiche che non sempre sembrano compiere un discorso preciso, e rallentando una trama già non molto veloce di suo e che necessiterebbe di alcuni passaggi più sbrigativi per rendere il senso di tensione e minaccia sempre attivo. Senza contare che negli ultimi tre episodi, a causa di tutte le parentesi aperte, si è costretti ad ammucchiare un sacco di cose in pochissimo tempo, rischiando di creare un'overdose di situazioni e accadimenti che non tutti potranno sopportare.
Non posso però non elencare alcuni episodi (uno su tutti, quello del gioco a premi) che rendono la visione davvero straniante, e facendo concretizzare allo spettatore tutta la potenza metatestuale che un prodotto simile può avere. Perché chi vuole iniziare a visionarsi Ergo proxy per passarsi qualche ora di svago, farebbe meglio a lasciar perdere ed a ripiegare su qualche altro titolo.
Le animazioni sono tutte di altissimo livello e quelle manuali sono perfettamente integrate con quelle computerizzate, complice ance una fotografia sui toni del grigio che rende tutto estremamente molto dark (ma non per questo banale) e conferisce all'ambientazione un che di claustrofobico che sicuramente può esaltare chi ha dei gusti visivi similari ai miei.
Tutto questo ti fa presupporre che il Giappone non deve essere così male se un budget così esoso viene conferito a una serie così particolare e affascinante, e che riesce ad emergere dalla massa proprio per questa sua capacità di osare (anche se nei limiti) e di cercare di dare una certa spiegazione alle fisime filosofiche che accompagnano l'umanità da sempre.
Per concludere, quindi, Ergo proxy è una serie notevole e ambiziosa, ma che rischia di cadere sotto il peso della sua volontà di andare sempre oltre. Questo però non gli toglie tutti i suoi numerosi meriti, e la premia con un posto di spicco nella storia delle recenti produzione animate.
Guardatela pure, non ve la scorderete molto in fretta.

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